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Un Museo e una Fondazione per il Laboratorio Culturale dell'ex Macello

Un Museo e una Fondazione per il Laboratorio Culturale dell'ex Macello

Il Burroughs B90 registrato al n. 82 del Catalogo del Museo

Care Amiche e Amici della CLAC, care Amiche e Amici della Città di Padova e delle sue infinite bellezze, chi ci segue su Facebook è già aggiornato ma visti gli accadimenti delle ultime settimane riteniamo opportuno dare anche qui un resoconto su quanto abbiamo fatto in questi mesi.

Lo sgombero

Come voi ben sapete, il 15 gennaio 2020 la CLAC è stata fatta sgomberare a forza dalla palazzina di Via Cornaro 1 B, sua sede storica dal marzo 1980 -- non c'è stato davvero bisogno della forza, siamo da sempre un'organizzazione pacifica e impegnavamo quei locali LEGALMENTE, ma qualcuno ha pensato che era necessario fare intervenire la forza pubblica, con abbondanza di mezzi e agenti in tenuta antisommossa...

Il 13 febbraio l'amministrazione comunale ha accettato di incontrarci: hanno ascoltato le nostre richieste, ci hanno proposto sedi alternative e non hanno mai dato risposta -- con un silenzio molto eloquente, senza mai darci uno straccio di comunicazione -- alle richieste che abbiamo protocollato subito il giorno dopo, molto semplici, come la concessione delle chiavi dei cancelli carrai (il cortile interno dell'ex Macello non presenta certo problemi di sicurezza) e di una piccola sala per riunirci in loco. No: la CLAC fuori, gli amici degli amici dentro.

E ci parlano di dialogo e partecipazione? Il dialogo presuppone che ogni tanto l'interlocutore tenga in conto anche quello che l'altro ha da dire.

La questione vera alla base dello sgombero non erano certo "problemi strutturali", come il Comune ha tentato di fare passare, dato che quelle evidenziate dal Comune erano tutte questioni facilmente risolvibili se solo ci fosse stata la volontà politica di continuare ad ospitare la CLAC all'ex Macello.

Il ricorso al TAR

Per questo siamo ricorsi al TAR contro lo sgombero e al tribunale regionale abbiamo chiesto anche, ricorso nel ricorso, che, in attesa del giudizio finale, che potrebbe richiedere tempi lunghi, ci fosse concessa la sospensiva degli effetti dello sgombero; il TAR ha respinto la richiesta di sospensiva, con una motivazione a nostro giudizio, e a giudizio dei nostri legali, priva di consistenza. Il Comune ha tentato di fare passare questa prima fase come se avessimo perso il ricorso ma così non è: contro la negazione della sospensiva siamo ricorsi in appello al Consiglio di Stato e ad oggi siamo in attesa della pronuncia dell'organo superiore.

La CLAC non si arresta... nemmeno col covid! Una Fondazione di Partecipazione

A dispetto delle enormi difficoltà a cui siamo andati incontro a causa del venir meno da un giorno all'altro della sede operativa, non ci siamo dati per vinti e abbiamo organizzato una bellissima giornata in Prato della Valle con molte altre associazioni dal titolo "Ricucire l'Italia: Un Abito Per Tutti?" che ha visto grande partecipazione ed è stata seguita con interesse anche da molti cittadini non già informati sulle vicende dell'ex Macello e dell'associazionismo padovano della solidarietà.

Alle difficoltà sopra citate si è sommata l'emergenza sanitaria da COVID-19, ma nemmeno per il COVID la CLAC ha interrotto le sue attività: abbiamo continuato a riunirci in via telematica e il 21 aprile abbiamo inviato al Comune di Padova la proposta di dare vita assieme alla CLAC ad una Fondazione di Partecipazione per l'ex Macello, per la sua tutela come monumento storico e di archeologia industriale e per la tutela del Laboratorio Culturale partecipato a cui la CLAC ha dato vita fino dagli anni Settanta e che nel 1991 è stato dichiarato "Tesoro del Mondo" FMACU-UNESCO. Abbiamo corredato la proposta con l'offerta di una somma importante, ben 500.000 Euro -- sì avete letto bene -- 500.000 Euro che un nostro caro amico, che crede in quello che facciamo, è disposto a destinare al preciso progetto della Fondazione da fare con il Comune. Voi per caso ne avete saputo qualcosa? Avete letto qualcosa di tutto questo sui giornali? No? Nemmeno noi. Dal 21 aprile l'amministrazione comunale non si è degnata di risponderci, nemmeno per dirci "No, grazie".

Ci sembra che l'offerta fatta dalla CLAC all'amministrazione comunale sia di tutto rispetto e, specie di questi tempi, quantomeno meriti una risposta, che con la presente torniamo a sollecitare. Signor sindaco: ci siete?

Il Museo Laboratorio Didattico di Storia dell'Informatica FMACU-UNESCO

Venendo al presente, poco più di una settimana fa abbiamo preso atto -- anche in questo caso nessuno ci ha avvertiti -- che il Comune ha iniziato i lavori di ristrutturazione dell'ex Stalla di sosta bovini, l'edificio che ospita il Museo Laboratorio Didattico di Storia dell'Informatica FMACU-UNESCO, che tra gli anni Novanta e i primi Duemila ha accolto numerosissime persone, scolaresche, studiosi e appassionati, portati in visita guidata da Francesco Piva e Silvia Basaldella.

Dopo la scomparsa di Francesco Piva, la CLAC ha dato vita ad un Comitato per il Museo Didattico di Storia dell'Informatica FMACU-UNESCO e nel 2018 e nel 2019 abbiamo inviato al Comune di Padova due comunicazioni in cui abbiamo segnalato l'importanza del patrimonio storico scientifico che questa collezione di computer costituisce per la città di Padova e abbiamo chiesto con forza al Comune di assicurare la protezione adeguata delle macchine per tutta la durata dei lavori di restauro nonché il successivo ripristino delle stesse nell'edificio del Museo, da fare riattivare come tale, offrendo la nostra totale collaborazione.

Il tetto dell'edificio ha ceduto qualche anno fa ma il solaio per fortuna ha retto, il restauro è certamente necessario pertanto abbiamo accolto con entusiasmo la decisione del Comune di procedere al restauro.

Un esposto e una diffida

Però né gli uffici del Comune né l'amministrazione comunale in carica hanno mai risposto alle nostre comunicazioni pertanto, quando qualche settimana fa abbiamo visto il cantiere partire, senza avere ricevuto la minima comunicazione al riguardo, ci siamo attivati e abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica per scongiurare il rischio che il Comune volesse far fare alle macchine una brutta fine.

Non solo, abbiamo anche inviato ad alcuni funzionari del Comune di Padova una diffida riguardo il possibile rischio di danneggiamento della collezione, che qualcuno nel Comune aveva iniziato ad affermare che fosse diventata di proprietà del Comune stesso -- leggete i documenti collegati per i dettagli tecnici.

L'articolo di oggi sui lavori al Museo

Oggi, 7 luglio 2020, mentre stiamo per pubblicare questo resoconto, leggiamo sul Mattino di Padova l'articolo dal titolo Ex Macello, iniziati i lavori di recupero, in cui il giornalista Luca Preziusi riporta dichiarazioni dell'assessore Andrea Colasio e posizioni dell'amministrazione comunale che riteniamo necessario commentare perché leggiamo cose che non corrispondono al vero e ipotesi altrettanto irricevibili.

Leggiamo che l'assessore Colasio vorrebbe esporre parte della collezione presso il Castello Carrarese: questa è un'ipotesi che sia come CLAC che come Comitato per il Museo respingiamo con forza e lo abbiamo detto anche di persona all'assessore Colasio; portare alcune macchine al Castello Carrarese, come ha dichiarato ("poche unità, le più belle") determinerebbe lo smembramento della collezione e la snaturerebbe, dato che fanno parte di un insieme importante per il suo contesto antropo-scientifico, non certo (solo) per l'estetica (l'assessore citò l'esposizione sul design)!

Francesco Piva, Padovano Eccellente, dopo la sua scomparsa viene spesso citato, e ha trovato anche molti amici, che in vita forse non sapeva nemmeno di avere. Noi siamo felici che venga ricordato, soprattutto che venga ricordato con le parole che pronunciò il decano nella proclamazione del Padovano Eccellente, che richiamavano quanto aveva fatto con e nella CLAC e nel Club UNESCO. Ma se lo si vuole ricordare degnamente allora bisogna anche ricordare che la collezione che lui, Silvia Basaldella e i collaboratori del Club UNESCO realizzarono, con grande impegno e passione, era suo progetto e desiderio che restasse a Padova, nell'ex Macello di Via Cornaro, come parte del Laboratorio Culturale dell'ex Macello, ne attribuì la proprietà alla Segreteria Internazionale dell'Operazione "Amici dei tesori del Mondo" FMACU-UNESCO, di cui il Club UNESCO di Padova aveva l'incarico (cfr. ANNE WILLINGS-GRINDA, Membre d'honneur de la Fédération mondiale des associations, centres et clubs UNESCO, Les Clubs UNESCO, des chemins de lumière / Vers une histoire des Clubs, 1947-1996, https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000120450_fre, pagg. 132-133) e sicuramente non avrebbe mai accettato che venisse smembrata.

L'assessore Colasio quindi prosegue affermando: «Purtroppo abbiamo dovuto constatare che nessuno si è mai preso veramente cura di tutelare quel grande patrimonio, che ora spero di poter salvare anche per rendere onore al professore [Francesco Piva, n.d.r.]»

A questo riguardo corre l'obbligo di riportare innanzitutto la testimonianza che Silvia Basaldella, curatrice e anima del Museo assieme a Francesco Piva, ha rilasciato oggi.

Dobbiamo altrettanto ricordare i tre convegni sull'uso didattico dell'informatica storica (UDIS) organizzati presso l'ex Macello, in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova, dal 2006 al 2008, di cui restano gli atti e i siti: <http://udis06.stat.unipd.it/>, <http://udis07.stat.unipd.it/>, <http://udis08.stat.unipd.it/>

Nel contesto di UDIS 2008 Alberto Cammozzo - membro del Comitato per il Museo Didattico di Storia dell'Informatica FMACU-UNESCO - presentò un progetto per il recupero della collezione nel quadro del Laboratorio Culturale dell'ex Macello con attenzione alla sostenibilità delle ICT, in perfetta coerenza con la linea socio-culturale che la CLAC promuove da sempre: CAMMOZZO A., Un progetto per un museo di storia dell'informatica a Padova. Terzo convegno sull'uso didattico dell'informatica storica UDIS08 Padova, Giugno 2008, <http://cammozzo.com/Papers/Museo-Mission.pdf>. Il progetto venne presentato all'allora assessore alla Cultura Monica Balbinot (amministrazione Zanonato).

L'affermazione dell'assessore Colasio, pertanto, non sta né in cielo né in terra.

Dal canto suo la CLAC, benché non sia proprietaria delle macchine del Museo, ha sempre fatto di tutto per sostenere l'iniziativa del Club UNESCO dato che ha sempre considerato il Museo Didattico di Storia dell'Informatica parte integrante del Laboratorio Culturale dell'ex Macello. Come CLAC abbiamo trasmesso al Comune le sollecitazioni che abbiamo citato sopra, nel 2018 e 2019, perché gli uffici tecnici del Comune inizialmente sostenevano che avremmo dovuto "sgomberare" l'edificio, e per loro tutte quelle macchine si poteva tranquillamente BUTTARLE. Successivamente ci fu almeno un altro paio di tentativi, che abbiamo intercettato, di "eliminare" tutta la collezione cedendola a organizzazioni differenti, lontane da Padova, ovviamente il tutto senza avvertirci; non ci è perfettamente chiaro chi fu il motore di questi tentativi successivi ma abbiamo forti sospetti.

Le sollecitazioni che abbiamo inviato al Comune nel 2018 e nel 2019 sono rimaste lettera morta, benché avessimo inviato già nel 2018 anche il catalogo completo delle macchine, quando il Comune sosteneva che erano solo ferramenta di cui sarebbe stato meglio disfarsi.

Quindi che nessuno si sia mai preso cura della collezione, l'assessore non lo può proprio affermare. Sarebbe semmai da verificare PERCHE' né gli uffici tecnici del Comune né le ultime amministrazioni comunali che si sono succedute abbiano mosso un dito per sostenere l'iniziativa del Museo - anche solo per riparare il tetto! - quando questa era portata avanti dal Club UNESCO di Padova, che aveva l'incarico della Segreteria Internazionale dell'Operazione Amici dei Tesori del Mondo FMACU-UNESCO, quando Francesco Piva era ancora in vita.

Ora, se l'assessore Colasio si vuole intestare il merito di salvatore del Museo... la CLAC potrebbe non avere nulla in contrario, fatte le premesse di cui sopra, purché la collezione non venga smembrata, non venga snaturata e venga ripristinata dove è sempre stata, perfettamente fruibile e documentata, come da nostre richieste presentate nel 2019.

L'articolo quindi riporta che l'assessore la prossima settimana "farà visita all'area con degli esperti per valutare le condizioni del materiale": chi sono questi esperti? Hanno i permessi e i titoli per intervenire in una sede non agibile per una verifica di questo tipo? E quali interventi faranno sulle macchine?

Il giornalista poi prosegue affermando che nell'area transennata ci sono "edifici inagibili", citando le associazioni della CLAC che li frequentavano fino a qualche tempo fa: a noi non è mai stato comunicato che quegli edifici fossero "inagibili"; nel 2018 sono stati apposti dei fogli volanti all'ingresso del Parco che riportavano che non si poteva accedere al Parco per problemi alle alberature danneggiate a seguito del fortunale del 2018 (alberature che, lo ricordiamo, dal 2013 non sono più state censite né manutenute dal Comune!); poi ci fu intimato a voce -- vedi la coerenza -- che non si poteva accedere al Parco, pena una multa salata, ma mai ci sono state date comunicazioni in merito agli edifici del Parco. Del resto, vale la stessa cosa per la palazzina sulla strada: se ci fosse stata la volontà politica di continuare ad ospitare la CLAC all'ex Macello, qualsiasi problema anche di agibilità degli edifici sarebbe stato risolvibile, prevedendo un piano di recupero e di successivo rientro delle associazioni. Di contro, l'articolo non cita le associazioni e le persone che tuttora, sotto gli occhi di tutti, accedono al Parco e agli edifici che contiene, in totale spregio del divieto: per loro il divieto non vale?

Poi l'articolo afferma: "Il 15 gennaio scorso c'è stato lo sgombero delle palazzine inagibili"; no: il 15 gennaio c'è stato lo sgombero della sola palazzina che dà sulla strada, che è stata dichiarata inagibile dal Comune con motivazioni che, come già detto sopra, sarebbero state facilmente risolvibili se ci fosse stata la volontà politica di continuare ad ospitare la CLAC all'ex Macello, ma che non presenta veri problemi strutturali, stando alla stessa perizia prodotta dagli uffici del Comune. E nel merito siamo ancora in attesa del pronunciamento del TAR.

Ci sono state proposte sedi esterne che abbiamo rifiutato: l'amministrazione comunale, a dispetto di mesi di dialogo -- che a questo punto abbiamo capito che da parte loro era del tutto insincero -- continua a sorvolare sul fatto che la CLAC non lamenta solo la sottrazione di una sede, dall'oggi al domani, ma anche e soprattutto la possibilità di continuare ad occuparsi dell'area dell'ex Macello, che essa stessa ha salvato dal degrado e dall'incuria in cui lo stesso Comune di Padova l'aveva abbandonata (cfr. la Missione Sociale della CLAC), nei primi anni Settanta, a partire da quando non era ancora costituita in associazione di associazioni (6/6/1975).

Riguardo i computer che sono stati trovati all'aperto nell'autunno 2019: abbiamo già scritto e spiegato che quella dispersione non è in alcun modo imputabile alla CLAC: l'area ci era da tempo preclusa e a nostra volta avevamo già avvertito il Comune del fatto; ed essendo l'area a noi preclusa, anche volendo non avremmo potuto intervenire; restiamo viceversa convinti che se il Comune avesse provveduto per tempo a mettere in sicurezza il Museo come da noi a suo tempo richiesto (vedi anche l'esposto che abbiamo presentato), quell'episodio avrebbe potuto essere evitato (dalle foto che potemmo visionare, comunque, riteniamo che quella dispersione, attuata da ignoti, non abbia fortunatamente interessato i pezzi più importanti della collezione).

L'articolo cita infine il vincolo paesaggistico che, assieme al vincolo architettonico, insiste su tutta l'area; l'articolo non ricorda, però, che quel vincolo fu voluto fortissimamente e ottenuto grazie alla caparbietà dalla CLAC e dal Comitato Mura di Padova.

Conclusioni

Quindi, alla luce dei fatti, in più di quarant'anni chi è che si è veramente preso cura dell'ex Macello?

L'attuale amministrazione comunale, escludendo totalmente la CLAC dall'ex Macello di Via Cornaro -- non solo da una palazzina dichiarata inagibile ma negando anche solo le nuove chiavi dei cancelli carrai, negando una stanza comune dove riunirsi -- ha segato il ramo su cui era seduta: ha sbattuto fuori la Comunità che dell'ex Macello si era presa più cura di tutti; da quando ci è stato impedito di entrare nell'area, infatti, si sono verificati ben tre episodi di furto con scasso, che era molto tempo che non si verificavano. Con lo sgombero della CLAC è stata danneggiata non solo la nostra Comunità ma anche tutta l'area, patrimonio della Città.

I sonori silenzi che il Comune osserva rispetto alle nostre richieste e alle nostre proposte, per l'ex Macello, per il Museo, per la Fondazione, ci fanno tornare alla mente un'immagine che non riusciamo ad allontanare, che è quella del Marchese del Grillo che apostrofa i popolani con il famoso "Io so' io, e voi non siete un c****!" Da un'amministrazione che prometteva di fondare il suo consenso sulla partecipazione ci aspetteremmo qualcosa di molto diverso.

Il Parco Didattico dell'Ex Macello
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Immagini raccolte dai naturalisti e agronomi della CLAC in occasione del censimento di primavera 2013
La maglietta della CLAC
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