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Il ricorso al TAR e il futuro dell'ex Macello

28 settembre 2020

Il 10 settembre scorso il Consiglio di Stato ha respinto l'appello cautelare che avevamo presentato contro l'ordinanza del TAR del Veneto, che ci aveva negato la sospensione degli effetti dell'ordinanza di sgombero del 15 gennaio 2020, con la quale la CLAC è stata estromessa dalla palazzina di Via Cornaro 1 B, sua sede storica dal marzo del 1980.

Precisiamo: a dispetto di quanto aveva scritto a quel tempo qualche giornale, il TAR non ha bocciato il ricorso, che è ancora pendente, e il Consiglio di Stato ora non ha bocciato il ricorso che abbiamo presentato al TAR, come è stato scritto invece dal Mattino di Padova; il Consiglio di Stato non ha detto che "lo sgombero era legittimo", come abbiamo letto sempre sul Mattino; il Consiglio di Stato ha semplicemente respinto l'appello cautelare che avevamo presentato contro l'ordinanza con la quale il TAR aveva respinto la nostra richiesta di rientrare all'ex Macello in attesa della pronuncia definitiva del TAR sul ricorso, pronuncia che il TAR non ha ancora emesso e che dovrà emettere.

Notiamo e facciamo notare che lo stesso Consiglio di Stato, però, ha disposto che entrambe le parti, la CLAC e il Comune di Padova, sostengano ciascuna le proprie spese legali, cosa che in qualche modo, a nostro modo di vedere, riconosce che le nostre richieste non erano così peregrine, anche se non le ha avallate.

Questa ordinanza del Consiglio di Stato, intatti, ci lascia perplessi perché ribadisce la contraddizione sulla quale, a nostro avviso, il TAR ha formulato la sua ordinanza e necessita di un po' di ricostruzione legalese per fare comprendere il perché.

Partiamo dall'inizio.

Il ricorso al TAR del Veneto

Il 15 gennaio, come voi ben sapete, l'Amministrazione Giordani estromette la CLAC dalla palazzina di Via Cornaro 1 B, nel complesso dell'ex Macello - dopo 40 anni meno qualche giorno dall'ingresso della CLAC nell'area, avvenuto su regolare autorizzazione della giunta Merlin - con un provvedimento contingibile e urgente basato su supposti motivi di sicurezza. Attenzione: non lo fa sostenendo che la CLAC non abbia titolo di permanere nell'area bensì per motivi di sicurezza, sostenendo cioè che la palazzina di Via Cornaro 1 B non sarebbe agibile, sulla base di una perizia firmata da un funzionario del Comune.

Il 16 marzo presentiamo formale ricorso al TAR del Veneto nel quale evidenziamo il lavoro e le attività svolte dalla CLAC nell'area in più di quarant'anni, la battaglia per fare apporre il Vincolo Paesaggistico, i riconoscimenti avuti da Enti locali nazionali e da organizzazioni internazionali, dell'UNESCO e non, i progetti presentati, il dialogo instaurato a più riprese con le amministrazioni comunali che si sono succedute... Insomma, il ruolo e i meriti fondamentali della CLAC nel salvataggio dell'intera area dall'abbandono in cui l'aveva lasciata il Comune di Padova e, dall'altro lato, l'atteggiamento inspiegabile e sorprendente del Comune che di punto in bianco ci fa sgomberare, a dispetto di mesi di dialogo che era stato tentato in funzione della rigenerazione partecipata dell'area; ma evidenziamo anche, sul piano del diritto:

  • che il provvedimento di sgombero non è stato preceduto dall'avviso di avvio del procedimento;
  • che la dichiarazione di inagibilità formulata dal Comune non era corredata dal parere tecnico sanitario richiesto dal regolamento comunale;
  • l'inconsistenza dei supposti motivi "di sicurezza" che sarebbero stati individuati dalla perizia firmata da un funzionario del Comune e della "urgenza" di "dare immediata tutela alle esigenze della incolumità pubblica";
  • l'eccesso di potere esercitato dal Comune per travisamento dei fatti, per difetto di istruttoria, per carenza dei presupposti e per sviamento... e molti altri argomenti che trovate illustrati nel documento integrale del ricorso da noi presentato.

Da ultimo, ma non ultimo, nell'ultima parte del ricorso presentiamo l'"istanza cautelare", cioè, constatato il danno che la Comunità ha ricevuto dallo sgombero - non abbiamo più una sede operativa, dall'oggi al domani e senza alcun preavviso - chiediamo al TAR, in via cautelare, di sospendere l'efficacia degli atti impugnati e degli atti presupposti, ovvero di adottare altro idoneo provvedimento cautelare, anche per consentire il rientro temporaneo della CLAC nella palazzina in attesa del giudizio di merito del TAR medesimo su tutto il ricorso presentato.

Vedete anche la memoria da noi presentata per la camera di consiglio del 22 aprile nella quale respingiamo punto per punto le argomentazioni presentate nella corrispondente memoria del Comune - nella quale, all'inverosimile, il Comune nega non solo che la CLAC abbia diritto di permanere nella palazzina (e ci sfugge quale dovrebbe essere la connessione tra questa affermazione e i supposti "motivi di sicurezza" che sarebbero alla base dello sgombero) ma nega addirittura che la CLAC fosse presente nella palazzina, alla faccia di anni di patrocini sempre regolarmente concessi dalle varie amministrazioni comunali alle nostre attività! E alla faccia del concetto di realtà.

L'ordinanza del TAR

Il 23 aprile il TAR respinge l'istanza cautelare che integra il nostro ricorso: vedete l'ordinanza del tribunale regionale.

Il TAR ha giudicato che il periculum rispetto alla tutela dei nostri interessi dato dal fatto che siamo stati estromessi dalla nostra sede non sussiste perché siamo giù stati estromessi.

La cosa ci lascia alquanto perplessi.

Se non fossimo stati estromessi non avremmo nemmeno presentato il ricorso. No?

Affermare che il "periculum in mora" non sussiste, infatti, sarebbe a nostro avviso plausibile, per esempio, nel caso che si trattasse di un provvedimento di demolizione di un immobile già eseguito; in tal caso avrebbe senso che il TAR dicesse: "La vostra istanza non ha senso, il periculum non sussiste perché l'immobile non può più essere utilizzato non essendo più esistente". Nel nostro caso, invece, l'immobile non è stato distrutto, esiste ancora e fino al giorno prima lo utilizzavamo per tutte le attività delle Consociate nonché della Comunità stessa. E rientrare nel medesimo è proprio l'oggetto del nostro ricorso. Quindi non condividiamo le conclusioni alle quali è pervenuto il TAR e per tale ragione abbiamo presentato l'appello cautelare.

L'appello al Consiglio di Stato

Vista la pronuncia del TAR, il 22 giugno la impugniamo in appello davanti al Consiglio di Stato, il 7 settembre presentiamo la nostra memoria e il 10 settembre i nostri avvocati vanno a Roma a prendere parte all'udienza.

Ebbene, il Consiglio di Stato, dopo una udienza in cui non si è discusso del merito degli argomenti da noi portati nel primo grado, ma solo del periculum, alla fine ha confermato la decisione cautelare di primo grado. Il Consiglio di Stato da un lato ha rinviato alla motivazione del provvedimento e al materiale fotografico prodotto dal Comune - nel quale, ricordiamo, un cavo di rete dati è stato fatto passare per "cavi elettrici volanti" e le foto con il cibo per i gatti lasciato sotto il portico dall'ENPA che si occupa delle colonia felina sono state utilizzate per parlare di "degrado" e imputarlo a noi, quando nei documenti da noi presentati abbiamo confutato chiaramente tutti questi aspetti -; dall'altro, ha ribadito che essendo il provvedimento già stato eseguito non c'è "pregiudizio" (rischio) per la tutela dei nostri interessi, anche in considerazione del tempo ormai trascorso - ma si è trattato dei tempi tecnici necessari ai procedimenti, e c'è stata pure l'emergenza sanitaria di mezzo!

E noi, quindi, leggendo l'ordinanza del Consiglio di Stato dell'11 settembre confermiamo le perplessità che abbiamo avvertito davanti alla stessa argomentazione, come abbiamo spiegato sopra, quando l'ha utilizzata il TAR.

Conclusa la fase cautelare, il merito delle ragioni portate dalla CLAC rimane forte ed impregiudicato e confidiamo che un esame sereno ed approfondito delle censure portate contro il provvedimento possa condurre i giudici amministrativi a riconoscere l'illegittimità dell'ordinanza del Sindaco di Padova.

Il presente e il futuro dell'ex Macello

In uno degli ultimi articoli scritti da Claudio Malfitano sulla CLAC, abbiamo notato delle dichiarazioni di apprezzamento ed apertura nei confronti della CLAC e delle sue Consociate, pronunciate dall’assessora del Comune di Padova Marta Nalin. Per decenni la CLAC si è presa cura dell’ex Macello di Via Cornaro e di quanto in esso contenuto, pur con tutti i limiti insiti in una gestione su base esclusivamente volontaria.

Fino allo sgombero di gennaio la CLAC e le sue Consociate hanno fatto il possibile per gestire l'ex Macello nel segno dell'interesse della collettività: sensibilizzazione ambientale, corsi di informatica e software libero, di auto-costruzione e riparazione gratuiti, supporto a donne vittime di violenza, distribuzione di cibo ai non abbienti, educazione verso stili di vita più sostenibili, formazione su temi economici, sostegno psicologico, un'infinità di corsi sulle materie più varie... Questo impegno verso il bene collettivo non era stato finora riconosciuto in alcun modo dalla amministrazione in carica, se non con generiche e sporadiche dichiarazioni non scritte.

Da diversi anni sollecitiamo il Comune per avviare un dialogo che, con le ultime amministrazioni, al di là delle concessioni di patrocinio e nonostante il lavoro intenso con la Commissione Cultura nel 2010, non si è mai aperto veramente. La mancanza di risposte alle nostre sollecitazioni e, quest'anno, lo sgombero, ci hanno fatto temere che il Comune volesse non solo cacciare dal sito le associazioni ma anche spazzare via la memoria di quanto fatto. Anche negli anni passati, anche in periodi in cui le attività, grazie ad incentivi regionali e provinciali, coinvolgevano ogni anno migliaia di cittadini, padovani e non, abbiamo avuto, in più occasioni, impressioni del genere.

Non siamo contrari a lasciare spazio a proposte dell'amministrazione che portino un ancor maggiore beneficio alla città, però vorremmo essere certi che questo maggiore beneficio sia effettivo, sia per tutti e non solo per una parte della cittadinanza, e sia giudicato in modo imparziale. Riteniamo a questo fine corretto quanto proposto dall'assessora Nalin, che assicura di voler coinvolgere la CLAC nella progettazione del futuro dell'area.

Chiediamo però apertamente: quando? Quando potremo sederci ad un tavolo con l'Amministrazione?

Qualcuno teme, non lo nascondiamo, che la disponibilità fosse solo dichiarata, visto che eravamo in periodo elettorale e visto che finora nessuna risposta scritta – da molti mesi – è arrivata alle nostre sollecitazioni.

Nel dubbio che la mancanza di risposte da parte del Comune possa essere dovuta ad una non chiara formulazione delle domande, cerchiamo di esplicitare quali sono le nostre richieste al Comune.

Nel breve termine chiediamo:

  1. una rapida approvazione del Progetto di Affidamento in Adozione del Parco Didattico che abbiamo presentato la prima volta nel 2013 e più volte rivisto e nuovamente presentato, in seguito, anche su sollecitazione del Comune stesso;
  2. recupero e progettazione del Parco secondo la sua impostazione originale;
  3. ottenere a pieno titolo uno spazio a disposizione all'interno dell'area dell'ex Macello, come lo hanno altre associazioni, in modo da potervi collocare i materiali e la documentazione che riguarda oltre quarant’anni di storia della CLAC e del Club UNESCO, ospitato negli spazi della CLAC, rimasti negli edifici da restaurare e poter riavviare almeno parzialmente le attività interrotte;
  4. collaborare a definire le destinazioni compatibili dell’intero complesso e di ogni singolo edificio, rispettando le rispettive caratteristiche tipologiche.

Desideriamo anche noi che l'ex Macello sia gradualmente restaurato. Ma desideriamo ancora di più che rimanga un Bene Comune a disposizione della collettività e gestito dal Comune e dalle Associazioni unite in una rete. La collaborazione fra realtà è importante in tutti i campi ed a maggior ragione nel campo del volontariato, dove le forze sono sempre scarse rispetto alle idee ed alle progettualità. L'ingresso di nuove realtà nella Comunità CLAC, il continuo turn over garantito dalla sua conformazione statutaria ha fornito nel tempo anche motivazioni ed energie nuove che solo questa apertura può garantire, come abbiamo potuto sperimentare anche negli anni più recenti. Per questo riteniamo non accettabili soluzioni che prevedano l'assegnazione alle Consociate di spazi non collegati.

A lungo termine desideriamo ragionare con il Comune sull'opportunità di costituire assieme una Fondazione di partecipazione, con l'obiettivo di gestire in modo coordinato gli spazi, la tutela e la rigenerazione dell'ex Macello, le attività associative ed il Museo Didattico di Storia dell'Informatica FMACU-UNESCO.

Crediamo che avviare questo dialogo e tentare questo approccio collaborativo, innovativo per Padova, sarebbe significativo soprattutto quest'anno: l'anno in cui Padova è ancora Capitale del Volontariato ed in cui il volontariato ha invece dovuto lottare più del solito per vedere riconosciuti i suoi meriti e per difendere spazi che con fatica aveva finora conservato.

Confidiamo dunque che gli assessori riescano in questa sfida e diano avvio entro l'anno a questo dialogo costruttivo.

Noi della CLAC ci siamo.

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